Ogni mattina, Luca arrivava puntuale in ufficio, si sedeva alla sua scrivania e iniziava la routine. Le email, i fogli Excel e le chiamate con clienti che sembravano tutte uguali. Ogni ora, come un orologio, si alzava, prendeva una piccola scatola di dolci e la portava nell’ufficio di Regina, la sua capufficio. Regina lo accoglieva sempre con un sorriso misterioso e lo ringraziava con un cenno del capo, poi lui tornava alla sua postazione.
I commerciali, soprannominati “fuchi” per il loro modo frenetico di andare e venire, rientravano spesso da appuntamenti esterni portando scatole di zucchero e dolcetti. Luca non si era mai chiesto perché. La sua giornata si trascinava lenta, una dolce monotonia scandita da pause e file di dati.
Alla fine di quella giornata, Luca decise di restare un po’ più tardi per sistemare l’ultimo rapporto. Uscendo dall’ufficio, notò qualcosa di strano. I corridoi sembravano più stretti, le pareti dorate. Il ronzio delle stampanti e delle fotocopiatrici era più forte, ipnotico.
Girato l’angolo, si fermò davanti a uno specchio. Si accorse di avere delle piccole ali trasparenti. L’ufficio, il suo lavoro, erano un enorme alveare. E lui era solo un’ape.
Scrivimi un racconto di 200 parole di un impiegato che lavora in un ufficio, passa la sua giornata immerso nella routine
In fondo al corridoio del suo ufficio c’è la stanza del suo capo, che è una donna che si chiama Regina, e ogni ora le porta dei dolci
I commerciali della sua azienda, chiamati scherzosamente ‘fuchi’ portano lo zucchero dall’esterno
Alla fine della giornata lui scopre di abitare in un alveare

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