La mendicante di Napoli

Quando vivevo a Napoli, alla porta del mio palazzo c’era una mendicante alla quale gettavo qualche moneta prima di salire in carrozza. Sorpreso che non mi ringraziasse mai, un giorno osservai la mendicante; allora vidi che ciò che avevo scambiato per una mendicante era invece una cassa di legno, dipinta di verde, che conteneva terra rossa e qualche banana mezza marcia.  

Max Jacob, Le cornet à dés (1917)

Questo è un bellissimo racconto tratto da un libro di racconti di Borges.
Non sai mai dove inizia o dove finisce il racconto e dove inizia o finisce Borges, o dove inizia o finisce l’autore che lui cita, o dove finisce o inizi tu, quando leggi un racconto di Borges.

Non sai mai dove inizia il sogno, dove inizia la realtà. Ecco perche Borges, come hanno detto benissimo filosofi contemporanei, è una sponda perfetta di parlare di AI. Non sapendo parlarne, ma volendola usare, ci gioco.
Giocare con uno strumento è forse il modo migliore per capire se quello strumento può diventare la bacchetta magica attraverso cui l’artista compie le sue magie e trasforma denti di rospo (cioè la realtà cruda e spietata), emozioni, ricordi in qualcosa che non esiste. In una parola, che uso con cautela perchè è, per me, impegnativa, crea.

L’artista diventa tutt’uno con lo strumento, cosi come nelle arti marziali l’artista (marziale) diventa tutt’uno con il su strumento, in quel caso l’arma, che sia spada o corpo, per rendere bellezza.

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