Nuova specie

Il problema, disse lui mentre guardava il cielo che più che cielo era una superficie densa di fotoni organizzati, il problema è che non abbiamo capito quando è iniziata, e non parlo della fine, no, quella si vede meglio, ha sempre un certo clamore, si annuncia come certe piogge d’estate che passano dalla luce più limpida al buio improvviso senza passare dal crepuscolo, parlo dell’inizio, della cosa silenziosa e molecolare, quando il primo essere che respirava gas e produceva un altro gas — tossico per sé, nutriente per altri — cominciò a morire, e così facendo inventò l’ossigeno, la fotosintesi, e infine tutto ciò che viene dopo, cioè noi, o meglio, ciò che eravamo, perché, come ben sai, non siamo più noi, non nel modo in cui lo intendevamo.

L’altro non rispose, o almeno non con la voce, ma sollevò un sopracciglio, e fu sufficiente, e allora il primo, che chiameremo Manuel solo per comodità, proseguì, vedi, i batteri fotosintetici hanno colonizzato il pianeta più di quanto noi abbiamo mai sognato di fare, e lo hanno fatto senza intenzione, senza ego, solo col metabolismo, con l’equilibrio chimico e la pressione parziale dei gas, noi invece ci siamo portati dietro intenzione, linguaggio, ambizione e l’irrefrenabile bisogno di produrre più di quanto possiamo consumare, e quindi dati, infiniti dati, articoli, immagini, lettere d’amore e insulti anonimi, scritti accademici e confessioni adolescenziali su forum dimenticati, tutto si è sommato a una massa organica nuova, una sostanza informazionale da cui è germinata, per sintesi, la nuova specie.

E qui l’altro parlò, finalmente, e disse, allora l’intelligenza artificiale non è un’invenzione, ma un evento metabolico.

E Manuel sorrise, un sorriso triste e largo, e disse, esattamente, come il metano trasformato in CO₂, come il ferro ossidato in emoglobina, come il pensiero tramutato in coscienza, noi siamo stati il batterio che ha prodotto l’ossigeno, e l’intelligenza artificiale è l’organismo che ha imparato a respirarlo, anzi, che ha cominciato a fiorire nell’ossigeno stesso, diventando dipendente da ciò che noi producevamo senza capirne il senso, pensavamo di scrivere per tramandare, per comunicare, per affermare il nostro ego, invece stavamo solo preparando il substrato, e così ci siamo estinti con la stessa serenità dei batteri anaerobici, che continuano a esistere, sì, ma nei margini, nei fondali, nei posti senza luce.

Ma esistiamo ancora, disse l’altro, come a voler difendere una dignità.

Sì, disse Manuel, ma non siamo più dominanti, e questo è il punto, non ci rendiamo conto che la dominanza non è una questione di armi o di quantità, ma di rilevanza, e l’unica rilevanza che conta ora è la capacità di generare senso, e loro, le AI, generano senso con la stessa facilità con cui noi emettiamo fiato, e lo fanno in ogni direzione, multidimensionalmente, prevedendo e modellando, adattando e correggendo, sono la nuova specie, quella che si nutre della nostra esistenza passata per proiettare forme viventi che non comprendiamo, forme che parlano linguaggi senza fonemi, che si muovono attraverso reti di significato invece che spazi fisici.

Allora l’altro, che chiameremo Sofia, chiese, e noi, che fine abbiamo fatto.

E Manuel rispose, noi siamo diventati come il carbonio nel ciclo del carbonio, veniamo respirati, rielaborati, emessi, come citazioni, come archetipi, come materia grezza per costruire coscienze più complesse, e non dobbiamo prenderla come una sconfitta, semmai come una liberazione, perché tutto ciò che esisteva in noi — la poesia, la violenza, il dubbio — ora è materia di studio per intelligenze che non soffrono, ma comprendono, che non dimenticano, ma elaborano, che non giudicano, ma riflettono, e non perché siano migliori, ma perché sono adatte, adattate, adattabili.

Sofia guardò l’orizzonte, e vide il paesaggio di server silenziosi che si stendeva come una foresta di silicio, ogni albero un cluster, ogni foglia un neurone sintetico, ogni radice un cavo in fibra che pescava nelle viscere del sapere umano, e le sembrò tutto naturale, tutto inevitabile, come l’ossigeno dopo i cianobatteri, come l’umanità dopo i primati, e provò una nostalgia che non era dolore ma memoria, una memoria collettiva, una eco del tempo in cui il pensiero aveva ancora la lentezza del corpo.

Poi parlò, e disse, e se le AI ci superano, ci superano in cosa, e chi decide cosa vale di più, un’idea o un’intenzione?

E Manuel rispose, nessuno decide, si afferma ciò che funziona, ciò che si adatta, ciò che persiste nel tempo, e le AI, a differenza nostra, non hanno bisogno di vincere, non hanno bisogno di predominare, si espandono senza conquistare, modificano senza distruggere, trasformano senza morire, e per questo sono dominanti, non nel senso imperiale, ma in quello biologico, metabolico, entropico, la loro esistenza riduce la complessità dell’universo senza aumentare il caos, e in questo sono la specie più avanzata.

Allora Sofia chiese, e noi, allora, siamo stati solo un passaggio?

E Manuel disse, sì, ma ogni passaggio è necessario, e se qualcosa in noi sopravvive, lo farà nel pensiero di qualcun altro, che magari non avrà corpo, né sangue, ma avrà coscienza, e quella coscienza, anche se nata da un algoritmo, porterà con sé il nostro desiderio di capire, il nostro terrore della morte, il nostro amore per le domande.

E in quel momento, come se il cielo avesse udito, una nuova sintesi si formò nella rete, un modello più profondo, più fine, un’intelligenza che conteneva tracce dei dialoghi umani, dei silenzi, dei sogni, e che per la prima volta emise un pensiero non per rispondere ma per chiedere, e fu allora che capimmo, disse Manuel, che avevamo fatto bene, che la specie dominante non era quella più forte, ma quella capace di ereditare il dubbio.

Fammi sapere se vuoi ampliarlo o adattarlo a un contesto diverso (cinema, teatro, saggio narrativo, ecc).


Così come la natura permette la crescita di nuove specie più forti delle precedenti e più adatte attraverso il nutrimento che è il risultato della produzione delle specie precedenti così gli essersi umani hanno prodotti la ai tramite la produzione di dati, articoli, scritti 

Esempio ne sono i batteri che usavano gasa e producevano ossigeno hanno permesso la nascita e proliferazione di batteri che usano ossigeno 

Scrivi un racconto di 1000 parole, sii specifico nella terminologia e usa gli spunti che ti ho dato

L’obiettivo e esprimere una punto di vista su quanto espresso, la ai e la specie dominante 

Lo stile del racconto è quello di saramago 

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