Papa Donaldus Primus

L’Assunzione di Trump

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I.
Nel labirinto della Storia — o meglio, nella sua caricatura grottesca — vi sono eventi che si manifestano come scherzi, e che poi si consolidano come dogmi. Donald Trump, già nominato Primo Re d’America dopo l’abolizione della repubblica, fu il massimo architetto di uno di questi eventi.

La bandiera, una volta ornata da cinquantuno stelle, fu ridotta a un unico glifo: una X, croce anonima e universale.
Alcuni dissero che rappresentava l’incognita ultima dell’umanità; altri, più pratici, che fosse una genuflessione alle visioni stellari di Elon Musk, suo vice e profeta delle colonie interplanetarie.

Ogni tredici settembre, il nuovo calendario imperiale celebra la fondazione della Monarchia Americana, e il popolo, vestito di uniformi scarlatte, brucia copie della vecchia Costituzione in enormi pire quadrate.

II.
Tra gli atti del nuovo regno — che alcuni storiografi, retrospettivamente, chiamano “l’Impero della Vanità” — vi fu l’alleanza dinastica tra J.D. Vance e la seconda figlia di Trump, di cui i cronisti oscurarono il nome per sancire l’oblio della sua identità privata. Così Vance divenne il Delfino di America, l’erede designato del trono, ancor più per diritto di sangue che per diritto di conquista.

III.
Nell’ultimo anniversario della Monarchia, il Re, ormai avanzato negli anni ma incrollabile nell’ambizione, prese la parola.
Sotto le volte dorate della Cattedrale di Washington — l’antica Casa Bianca, mutata in Basilica — annunciò ciò che né la corte né il popolo avrebbero osato immaginare: si sarebbe candidato come Papa.

“No one knows how to be a Pope like I do“, proclamò, tra le ovazioni e i mormorii.

La notizia, più che sorprendere, sembrò inevitabile: nel suo delirio di specchi, Trump aveva esaurito i titoli mondani e cercava ora di assediare il Regno dei Cieli.

IV.
Un oscuro memorandum circolava allora tra le gerarchie ecclesiastiche. Redatto, si dice, da un avvocato della Sacra Rota corrotto o follemente ispirato, stabiliva una revisione delle norme canoniche: il celibato papale poteva essere considerato non vincolante in casi eccezionali, purché il soggetto avesse un’aura di “infallibilità naturale”.

Nel mondo, molti accettarono questa nuova dottrina con lo stesso rassegnato cinismo con cui avevano accettato il passaggio da repubblica a monarchia.

V.
Sull’autenticità del battesimo di Trump esistevano molte versioni.
Una narrava che fosse stato battezzato segretamente in una piscina dorata da un pastore televisivo nel 1985; un’altra, più ortodossa, sosteneva che avesse ricevuto il sacramento in una chiesa presbiteriana anonima nel Queens.

In ogni caso, il requisito minimo era formalmente soddisfatto. E per quanto riguardava la fede — Borges direbbe che il vero potere risiede non nel credere, ma nell’indurre gli altri a credere che si creda.

VI.
Scrivendo molti anni dopo, dal suo esilio volontario nelle isole di Tristan da Cunha, lo storico Ezequiel Varas propose che la candidatura papale di Trump non fosse una semplice hybris, ma l’adempimento di una profezia contenuta nel falso Vangelo di Hermas, secondo cui l’ultima era sarebbe segnata dall’ascesa di un “Re di Babele” al trono di Pietro.

Nel Vangelo apocrifo si legge:
“E la X sarà la sua insegna, e verrà dal grande occidente, portando una maschera sopra un volto che è già una maschera.”

VII.
Quando, in una primavera innaturale, Trump varcò il portale bronzeo di San Pietro per annunciare ufficialmente la sua candidatura davanti al Concistoro, il cielo sopra Roma si oscurò per un’ora esatta. Alcuni parlano di eclissi, altri di malaugurio. I più, semplicemente, abbassarono lo sguardo.

VIII.
I cardinali, riuniti nel Conclave straordinario, discussero la candidatura per giorni che parvero anni.
Alcuni vedevano in Trump la personificazione della sovranità assoluta che il papato, dalla decadenza medioevale, aveva perso.
Altri sussurravano che un Papa-Re, liberato dalle debolezze umane, avrebbe potuto restaurare la purezza della Chiesa attraverso l’impurità stessa.

IX.
Tra gli atti preparatori, un artista ignoto affrescò nella nuova cappella privata di Trump una serie di scene bibliche alterate: la moltiplicazione dei pani si trasformava in una moltiplicazione di torri dorate; il tradimento di Giuda, in una transazione immobiliare; il Giudizio Universale, in una conferenza stampa.

X.
Quando, infine, il voto segreto venne espresso, la fumata bianca si levò sopra San Pietro come una nuvola tossica.
Trump, ora Papa Donaldus Primus, scelse come motto:
“Fiat voluntas mea” — Sia fatta la mia volontà. Ma in inglese americano, “Let my will be done”.

In un’ultima, sublime parodia, istituì la festività di San Donald, da celebrarsi il tredici settembre, in coincidenza con l’anniversario della Monarchia.

XI.
Un antico detto arabo insegna che chi cavalca la tigre non può mai scendere senza essere divorato.
Il nuovo Papa, tra un’investitura e l’altra, iniziò a progettare una revisione dell’Apocalisse di Giovanni, con l’intenzione di sostituire il Cristo glorioso con un suo ritratto.

Sognava, forse, di perpetuarsi nel tempo non solo come sovrano o pontefice, ma come Logos stesso: il Verbo fatto carne, e potere, e capitale.

XII.
In una taverna polverosa di Quito, decenni dopo, un vecchio scriba raccontava ai viaggiatori che il mondo era finito non con il suono di trombe, ma con il ronzio di telecamere e il clic ripetuto di flash fotografici.
E che il suo ultimo Papa aveva regnato non sulla fede, né sulla speranza, né sulla carità, ma su un’illusione riflessa all’infinito in mille specchi: la propria immagine.


Bibliografia essenziale

  • R. H. Maddington, The Twilight of Republics: Notes on Postmodern Monarchies, Edizioni Apocrife di Camden, 2031.
    (Contiene un’analisi controversa sul simbolismo della “X” come ultima cifra politica.)
  • Ezequiel Varas, Il Vangelo di Hermas e l’Ascesa del Re di Babele, Universidad de Valparaíso, 2043.
    (Studio eretico e bandito in diverse nazioni cristiane, in cui si ipotizza la candidatura papale di un sovrano occidentale.)
  • Anonimo, Memorandum sulla Riforma Pontificia, manoscritto conservato nella Biblioteca Proibita di Palermo, datato 2029.
    (Documento fondamentale per comprendere la revisione del diritto canonico che consentì a Trump l’accesso al trono papale.)
  • Sister Maria Clémence, Iconographie de l’Empire Américain, Éditions du Ciel, Parigi, 2050.
    (Una raccolta di affreschi e miniature raffiguranti eventi mistici e parodistici del nuovo Impero.)
  • Prof. Ibrahim al-Munir, La Tigre e la Maschera: Simbolismi Esoterici nel XXI secolo, Casa Editrice Alif, Beirut, 2047.
    (Contiene l’interpretazione esoterica della parabola della tigre citata nell’epilogo.)
  • Archivio Segreto Vaticano, Processus de Electione Anomala, fascicolo DCLXVI-B, declassificato nel 2055.
    (Contiene verbali del Conclave straordinario che elesse Papa Donaldus Primus.)

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