Barbie e Lego. E quattro poveri pittori.

Sarebbe bello esporre in una location come la fabbrica del vapore, o come il mudec

Mission del Mudec, a quanto dichiarato dal loro sito,

l Museo delle Culture di Milano è un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture del mondo, dove a partire dalle collezioni etnografiche e in collaborazione con le nostre comunità, si intende costruire un luogo di dialogo attorno ai temi della contemporaneità attraverso le arti visive, performative e sonore, il design e il costume.
Sono obiettivi fondanti del museo:

mentre quello della fabbrica del Vapore riporta

La Fabbrica del Vapore è uno spazio vivo, vivace, aperto e permeabile, fortemente milanese, ma di respiro internazionale, in cui tempo libero e cultura si intrecciano.
Laboratorio creativo e ricreativo rivolto ai giovani, Fabbrica è caratterizzata dalla forte interdisciplinarità delle attività promosse, è uno spazio aggregativo in cui andare in qualsiasi momento, per creare, partecipare, conoscere e condividere.

Fantastico.

 

 

 

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Quindi cosa c’è di meglio che esporre Barbie e Lego (ma sono due marchi commerciali o sbaglio?). Due rappresentanze forti della vita e della cultura giovanile ed artistica.

Ma gli organizzatori non hanno visto in giro quanti aritsti, pittori, performer, attori ci sono che, oltre ad essere vivi, sono anche contemporanei e non vivono su ricordi del passato solo per stimolare gli acquisti di bambole o di cubetti, ma cercano di riportare davanti agli occhi la realtà presente, lontana dal pensiero solo perchè lontana dagli occhi.
Non parlo solo di rinoceronti, parlo di attori di teatro, parlo di musicisti, parlo di fotografi che nessuno di noi conosce e che stanno dicendo qualcosa, senza alzare la voce e gridando viva la barbie, ma credendo che descrivere il mondo così come è sia la cosa giusta da fare.