Se non fallisci sei morto

La parola fallimento è presente in molti momenti della nostra vita, la sentiamo citata nei film o nei discorsi alla macchinetta del caffè, davanti ad uno bravo, nei tram, in canzoni romantiche o negli eventi di auto aiuto. La troviamo come parte di un discorso più ampio, come coda ad una frase e sempre in modo soffuso, delicato, abbassando la voce come si fa con le parolacce, le bestemmie o le brutte malattie.

Fallimento è una parola, e quindi un concetto, che turba, che fa male, che lede la nostra fiducia nel futuro, altrimenti detta speranza. 

Non è un fallimento, il fallimento non esiste, il fallimento aiuta il successo.

Forse si, forse no.

Vorrei capire il perché di questo tabù, il perché di questa delicata e composta, vaga paura che il fallimento, qualunque cosa esso sia, incute.

Leggevo che L’Ophiocordyceps unilateralis, il cosiddetto fungo delle formiche zombie, si impossessa con precisione chirurgica del corpo delle formiche Camponotus, cioè le formiche carpentiere, alterandone il comportamento per renderlo perfettamente idoneo ai propri scopi riproduttivi. 

La formica in questione abbandona il suo normale percorso da formica, si arrampica su una pianta o su uno stelo, raggiunge un punto favorevole per umidità, temperatura e altezza, e lì morde con forza una nervatura o il bordo di una foglia. Il morso della morte.

Morso della morte perchè effettivamente la formica muore e da quel momento il fungo cresce, si sviluppa dentro e fuori dal corpo della formica e fa emergere da quest’ultimo una escrescenza che rilascia le spore. Bene, tutto chiaro. 

Il fungo decide di infettare, manipolare, crescere e sputare spore. Decide?

A quanto credo di avere capito fino ad oggi della natura non è che proprio decide. C’è stato un lungo cammino di ore, giorni, anni, secoli, milleni, eoni in cui il fungo ha provato. Il verbo ‘avere’ è fuorviante. Il fungo è provato, mutando, interagendo con l’ambiente circostante e verificando la bontà della nuova morfologia o del nuovo comportmento.

La fitness è la ricompensa, la misura del successo. Riprodursi o rimanere vivo.

E come ha raggiunto quel successo in quel determinato ambiente? Il fungo ha fallito tantissimo. Ha fallito talmente tanto per raggiungere il successo che sembra quasi che il successo sia un evento casuale mentre il fallimento la normalità.

Lo ripeto, perche forse non è chiaro. Il fallimento, o meglio i molti fallimenti, sono la normalità. Il successo è uno di questi fallimenti che, casualmente, in particolari condizioni favorevolissime, per un lasso di tempo irrisorio (se commisurato alla durata dei singoli fallimenti) e in uno spazio del mondo limitato, permette la fitness dell’organismo.

E qui c’è un aspetto che mi interessa tantissimo. Il DNA permette questa evoluzione negli ambienti cangianti permettendosi senza vergogna di continuare a commettere errori (mi permetto qui una super semplificazione, non tengo conto dell’ereditarietà, del passaggio di geni o altro). 

Errori che vuol dire errare, ma proprio etimologicamente lo vuole dire. Vuol dire vagare senza sapere bene dove si va.Non seguire la linea giusta. Perdersi, deviare dal cammino.

Fallire invece vuol dire mancare un’attesa, venire meno ad una promessa, un obiettivo. Non compiersi.

Ma fallire ha anche una accezione piu perversa, malevola. 

Una volta fallire era legato al debitore insolvente nel commercio, colui che non riesce piu a onorare i propri debiti, a raggiungere gli obiettivi verso i suoi creditori.

Perche le due parole sono collegate? Fallimento è il nome che diamo a quella deviazione quando non produce il risultato atteso.

Il fallimento è la normale condizione non solo dell’uomo ma dell’intera struttura della natura. Il successo non è una conseguenza del fallimento. Il successo è il fallimento, momentaneamente mimetizzato. Il successo è strutturalmente composto da uno o piu fallimenti.

Gli diamo un nome diverso solo perche ci permette di sopravvivere.

E quindi tutta la gioia del definirsi diversi, alternativi, stravaganti, di successo?

Se hai successo è perchè sei perfettamente calzante con il mondo che ti circonda, che ti accoglie e ti permette di crescere e di sopravvivere. Non c’è successo nell’essere stravagante, sarebbe una contraddizione in termini pratici.

Hai successo se sei omologato all’ambiente in cui vivi.

Niente di male, solo non ci esaltiamo troppo.