Reciprocità

Disperati alla ricerca di risposte, o almeno di una (risposta), zampettiamo nell’acqua nervosamente con in bocca un sapore salato e a tratti amarognolo che, mentre un po’ ci dispiace, un po’ ci aiuta anche a rimanere a galla.

Perchè sono qui, cosa faccio, cosa voglio fare, dove voglio andare?

In tutto questo balbettio confuso di parole sconvenientemente rilette, mi sono dimenticato di guardarmi intorno. Sapete, come in uno specchio: guardi e quello che vedi sei tu, almeno lo pensi. Ma si certo, sei tu, ribaltato, ma sei tu.

Ora, se mentre una di queste danze tribali e confuse che si chiamano auto analisi, introspezione, meditazione, riuscissimo ad arrivare ad uno specchio probabilmente il tutto sarebbe tutto più semplice.

Ad uno specchio dico. O anche ad un’altra persona. In questo caso sono la stessa cosa, qualcuno che noi vediamo dell’esterno e che con una certa probabilità sta facendo i nostri stessi pensieri.

Le persone che vediamo di fronte a noi non stanno facendo forse lo stesso percorso interiore che stiamo facendo noi? Almeno potenzialmente dico, a livelli. C’è chi si concentra su alcuni livelli, chi su altri, chi va più in profondo, chi rimane più in superficie. Ma il gioco è lo stesso. Corpi che girano, danzando alla stessa melodia. Partiamo dal presupposto che la melodia di ognuno sia diversa, ed è vero lo è. Ma che dire del fatto che tutti ne sentiamo una, non è una cosa così scontata.