Anguria

La Tribù delle Cravatte Rosse e le Angurie Magiche

Nell’anno 5760, nella vasta Terra di Mezzo, esisteva una tribù di uomini d’affari che non si toglievano mai le loro giacche eleganti e cravatte rosse scarlatte, nemmeno per dormire. Erano i Cravattari, una banda di speculatori ossessionati dalle angurie come altri lo sono dall’oro.

Il loro capo, Giacomo Cravattone, un uomo dalla pancia prominente e dal sorriso oleoso, aveva proclamato che tutte le angurie della valle erano proprietà esclusiva della sua corporazione. “Le angurie sono asset strategici!” dichiarava ogni mattina mentre contava i profitti, stringendo il nodo della cravatta come un cappio.

Un giorno, i Cravattari scoprirono un campo magico dove crescevano le angurie più dolci e succose mai viste. Subito piantarono cartelli con scritto “PROPRIETÀ PRIVATA” e costruirono un’alta recinzione dorata.

Ma quella notte, accadde qualcosa di meraviglioso: le angurie iniziarono a rotolare via da sole, attraversando colline e valli, raggiungendo ogni angolo della Terra di Mezzo. Bambini affamati, anziani stanchi, viaggiatori assetati – tutti trovarono sul loro cammino una succosa anguria.

I Cravattari corsero come polli impazziti, urlando minacce legali e sventolando contratti. Le loro giacche costose si strapparono sui rovi, le cravatte rosse si trasformarono in stracci sudati. Cravattone, rosso di rabbia più della sua cravatta, sbraitava: “Chiamerò i miei avvocati! Questo è furto di proprietà intellettuale!”

Ma le angurie continuavano a sfuggire, prendendosi gioco dei loro padroni autoproclamati.

All’alba, Giacomo Cravattone si fermò, ansimante. La sua giacca costosa era a brandelli, la camicia strappata, i pantaloni sfilacciati dalla corsa forsennata. Si guardò intorno: era rimasto praticamente in mutande nel mezzo della Terra di Mezzo.

Eppure, mentre osservava un bambino straccione che rideva addentando un’anguria del suo ex-impero, Cravattone si raddrizzò con aria superiore. “Sono ancora il più intelligente qui,” mormorò tra sé, sistemandosi orgogliosamente gli slip. “Questo è solo un contrattempo temporaneo. Io sono Giacomo Cravattone, il re delle angurie!”

Si tolse l’ultima cosa che gli rimaneva – la cravatta rossa logora – e la sventolò come una bandiera di guerra. “Vedrete,” gridò verso le angurie che continuavano a rotolare via, “tornerò più forte di prima!”

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