MANUSCRITO HALLADO EN UN LIBRO
DE JOSEPH CONRAD
En las trémulas tierras que exhalan el verano,
El día es invisible de puro blanco. El día
Es una estría cruel en una celosía,
Un fulgor en las costas y una fiebre en el llano.
Pero la antigua noche es honda como un jarro
De agua cóncava. El agua se abre a infinitas huellas,
Y en ociosas canoas, de cara a las estrellas,
El hombre mide el vago tiempo con el cigarro.
El humo desdibuja gris las constelaciones
Remotas. Lo inmediato pierde prehistoria y nombre.
El mundo es unas cuantas tiernas imprecisiones.
El río, el primer río. El hombre, el primer hombre.
Jorge Luis Borges
Ma perchè, poi, in sostanza, il mondo è un insieme di tenere imprecisioni?
Perchè i progetti che facciamo, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, persona dopo persona, mail dopo mail, si scontrano con una realtà che non consocevamo e che solo ottimisticamente ed inizialmente credevamo di poter tenere sotto controllo con mille e più tecniche aprioristiche.
Il futuro è alle nostre spalle, come dicono saggiamente alcune tribù. Il passato lo vediamo, è facile dare un nome alle cose accadute, ai fatti documentati, agli episodi successi, alle parole dette, agli atti attuati. Ma il futuro, accidenti, è cosi dannatamente nascosto alla nostra vista. Il futuro è potenziale, come ogni passo prima di essere fatto.
Ma non mi voglio perdere in ciance. Il mondo è un insieme di piccole e tenere imprecisioni che accumulano errori che se non gestiti diventano tifoni e maremoti. Leggeri battiti di farfalla che rendono cosi tutto imprevedibile ed emozionante.
Perchè il mondo è una certa quantità di tenere imprecisioni? Le imprecisioni, i difetti, i fallimenti, le sviste, gli errori che rendono il futuro imprevedibile ed entusiasmante per la sua complessità. E noi qui a tentare di salvarlo e gestirlo nella nostra limitata individuale narcisistica arrogante presunzione di poter mettere una mano sul buco della tinozza per evitare che esca tutta l’acqua.
