Come si fa in cucina. Prima mangi, poi inizi a cucinare, e a un certo punto capisci che forse è meglio leggere qualcosa. Parti dalle ricette — come si fa questo, come si fa quello — poi ti sposti alle basi: come si fanno le salse, le preparazioni di base, e scopri che oltre al mestolo c’è qualcos’altro.
Con il management è uguale. Fai il manager per anni prima e poi ti chiedi: Cosa significa davvero? Drucker l’ho aperto così, con la stessa fame di chi ha cucinato a occhio e vuole capire perché certe volte viene bene e certe no.

Drucker Peter F., Management: Tasks, Responsibilities, Practices, New York, Harper & Row, 1973.
Ora sto leggendo il capitolo dedicato al management. La domanda sembra banale: cos’è un manager? Il boss? Quello che decide? Quello che controlla?
Drucker dice qualcosa di diverso, più profondo e altrettanto equivoco — almeno rispetto a come usiamo la parola tutti i giorni. Un manager è uno dei responsabili del contributo che influisce materialmente sulla capacità dell’organizzazione di ottenere risultati.
Non è il capo. È uno che rende possibile che le cose funzionino. O forse è solo uno che guarda su e giù nella gerarchia nell’attesa di farsi dire (da su) cosa deve dire (verso giù).
Forse siamo ad un punto evolutivo, come dice Jack Dorsey, in cui il manager potrebbe diventare superfluo? Un eredità del passato che diventerà presto l’equivalente di un uomo nelle caverne intento a bruciare i suoi report per riscaldarsi?

Ritornando alla similitudine della cucina, la lasagna è favolosa (e chi dice il contrario mente). Ma sapere come si fa ti aiuta non solo a prepararla la domenica quando tocca a te, ma anche ad apprezzare la complessità che nasconde la sua preparazione e l’abilità di chi la fa quando la guardi da fuori.
Vi capita mai di sottovalutare il lavoro di un manager? O di pensare ‘posso farlo anche io’?
E soprattutto, vi piace la lasagna?
