Mi interrogo spesso sul senso delle emozioni, in particolare quelle legate ai legami che creiamo tra noi.
Il legame fa sgorgare un senso di appartenenza e di aggregazione di cui sembriamo ardentemente desiderosi. Madre Natura sembra che nel suo gioco articolato e incomprensibile renda le emozioni vive, nel senso piu’ biologico del termine.
Le emozioni nascono, si adeguano agli eventi, si modificano, danno vita a nuove emozioni e poi si appoggiano delicatamente al suolo, come una piuma, o come un organismo morente. La loro morte serve, come per tutte cio’ che muore, a partecipare all’hummus vitale che genera altra vita, o altre emozioni, di cui la vita e’ densa.
Oggi, caro Osvaldo, mi sto interrogando su quanto siano contrastanti due particolari emozioni: quella che si prova nel sorprendersi quando una farfalla si appoggia delicatamente e inaspettatamente su una mano e quella che nasce quando la farfalla vola via, naturalmente felice della sua liberta’.
Quanto ci meraviglia, rallegra e ci fa gioire il vedere che un essere meraviglioso scelga noi per la sua sosta, per il suo riposo. Ci sembra di essere speciali, di vivere un incantesimo. Del resto, questa gioia assume una venatura di tristezza quando la farfalla vola via, lasciandoci vani come eravamo prima che arrivasse. Ma questa gioia doppio gusto e’ in realta’ inconsapevolmente il seme della felicita’ che si prova nel pensare che quella stessa farfalla e’ libera, felice e pronta a vivere la sua vita con maestosa bellezza.